Antigone
Don Chisciotte
Davide
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FOGLI DI CARTA E DI RAME
In un’altra occasione, ho scritto che «la pittura di Patrizia Bianchi accompagna da sempre, e ostinatamente, la scrittura», perché «la parola invoca l’immagine come super-parola (oltre la parola), mentre l’immagine si appoggia alla vocazione letteraria, e vi trova consolazione. C’è l’informale, quindi: ma è l’informale di chi è abituato da sempre a considerare pienamente informale anche la parola, e soprattutto la parola libera del poème en prose». Ora, l’occasione è nuova e più complessa: si tratta di presentare le nuovissime sculture in rame di Bianchi. E il critico-curatore-collezionista capisce di osservare manufatti imprevisti, in tutti i sensi. Non perché il passaggio alla scultura sia strano in sé, anche nel Novecento – ma perché queste Figure, che in primo luogo sono grandi Personaggi letterari, complicano le prime previsioni e chiedono di essere capìte. Il lavoro di Patrizia Bianchi è sempre stato accompagnato dalla scrittura – di cui mi sono reso testimone, cioè amico, ed editor professionale, caso per caso. Ora Bianchi inizia ex abrupto ad agire su grandi fogli di rame, e li innalza in forma di corpi stabili. Non è un caso che in principio si chiamino fogli di rame, così come si parla di fogli di carta. L’immaginazione dello scrittore li vede immediatamente come un nuovo supporto per la scrittura. In questo caso è la scrittura manuale, come sempre in Bianchi, trasformata in un’operazione di piegatura e taglio, cercando angoli e ombre, senza pace: non c’è quasi nulla di incruento nella scrittura nella pittura nella scultura di Patrizia, che piega la materia e il corpo («piego le labbra della mia ira»: La murata). Nel frattempo, Bianchi ha conquistato pienamente la volontà di fare, senza i divieti virili che agiscono anche qui e ora. Oggi Davide, Antigone, Don Chisciotte, l’Angelo (un Angelo più rilkiano, e dunque letterario, che agiografico) si installano per rimanere, con nuove prospettive: come cose degne e cose a cui credere. E il rame è sia delicato sia tagliente: può ferire l’osservatore e l’artista, ma un gesto può modificarne molti centimetri in un colpo solo – l’uomo e la donna si riconoscono esposti, nella loro malleabilità che paradossalmente diventa corpo dopo essere stata foglio.