15 maggio 2008
13 aprile 2008
06 marzo 2008
Antigone
Don Chisciotte
Davide
***
FOGLI DI CARTA E DI RAME
In un’altra occasione, ho scritto che «la pittura di Patrizia Bianchi accompagna da sempre, e ostinatamente, la scrittura», perché «la parola invoca l’immagine come super-parola (oltre la parola), mentre l’immagine si appoggia alla vocazione letteraria, e vi trova consolazione. C’è l’informale, quindi: ma è l’informale di chi è abituato da sempre a considerare pienamente informale anche la parola, e soprattutto la parola libera del poème en prose». Ora, l’occasione è nuova e più complessa: si tratta di presentare le nuovissime sculture in rame di Bianchi. E il critico-curatore-collezionista capisce di osservare manufatti imprevisti, in tutti i sensi. Non perché il passaggio alla scultura sia strano in sé, anche nel Novecento – ma perché queste Figure, che in primo luogo sono grandi Personaggi letterari, complicano le prime previsioni e chiedono di essere capìte. Il lavoro di Patrizia Bianchi è sempre stato accompagnato dalla scrittura – di cui mi sono reso testimone, cioè amico, ed editor professionale, caso per caso. Ora Bianchi inizia ex abrupto ad agire su grandi fogli di rame, e li innalza in forma di corpi stabili. Non è un caso che in principio si chiamino fogli di rame, così come si parla di fogli di carta. L’immaginazione dello scrittore li vede immediatamente come un nuovo supporto per la scrittura. In questo caso è la scrittura manuale, come sempre in Bianchi, trasformata in un’operazione di piegatura e taglio, cercando angoli e ombre, senza pace: non c’è quasi nulla di incruento nella scrittura nella pittura nella scultura di Patrizia, che piega la materia e il corpo («piego le labbra della mia ira»: La murata). Nel frattempo, Bianchi ha conquistato pienamente la volontà di fare, senza i divieti virili che agiscono anche qui e ora. Oggi Davide, Antigone, Don Chisciotte, l’Angelo (un Angelo più rilkiano, e dunque letterario, che agiografico) si installano per rimanere, con nuove prospettive: come cose degne e cose a cui credere. E il rame è sia delicato sia tagliente: può ferire l’osservatore e l’artista, ma un gesto può modificarne molti centimetri in un colpo solo – l’uomo e la donna si riconoscono esposti, nella loro malleabilità che paradossalmente diventa corpo dopo essere stata foglio.
In un’altra occasione, ho scritto che «la pittura di Patrizia Bianchi accompagna da sempre, e ostinatamente, la scrittura», perché «la parola invoca l’immagine come super-parola (oltre la parola), mentre l’immagine si appoggia alla vocazione letteraria, e vi trova consolazione. C’è l’informale, quindi: ma è l’informale di chi è abituato da sempre a considerare pienamente informale anche la parola, e soprattutto la parola libera del poème en prose». Ora, l’occasione è nuova e più complessa: si tratta di presentare le nuovissime sculture in rame di Bianchi. E il critico-curatore-collezionista capisce di osservare manufatti imprevisti, in tutti i sensi. Non perché il passaggio alla scultura sia strano in sé, anche nel Novecento – ma perché queste Figure, che in primo luogo sono grandi Personaggi letterari, complicano le prime previsioni e chiedono di essere capìte. Il lavoro di Patrizia Bianchi è sempre stato accompagnato dalla scrittura – di cui mi sono reso testimone, cioè amico, ed editor professionale, caso per caso. Ora Bianchi inizia ex abrupto ad agire su grandi fogli di rame, e li innalza in forma di corpi stabili. Non è un caso che in principio si chiamino fogli di rame, così come si parla di fogli di carta. L’immaginazione dello scrittore li vede immediatamente come un nuovo supporto per la scrittura. In questo caso è la scrittura manuale, come sempre in Bianchi, trasformata in un’operazione di piegatura e taglio, cercando angoli e ombre, senza pace: non c’è quasi nulla di incruento nella scrittura nella pittura nella scultura di Patrizia, che piega la materia e il corpo («piego le labbra della mia ira»: La murata). Nel frattempo, Bianchi ha conquistato pienamente la volontà di fare, senza i divieti virili che agiscono anche qui e ora. Oggi Davide, Antigone, Don Chisciotte, l’Angelo (un Angelo più rilkiano, e dunque letterario, che agiografico) si installano per rimanere, con nuove prospettive: come cose degne e cose a cui credere. E il rame è sia delicato sia tagliente: può ferire l’osservatore e l’artista, ma un gesto può modificarne molti centimetri in un colpo solo – l’uomo e la donna si riconoscono esposti, nella loro malleabilità che paradossalmente diventa corpo dopo essere stata foglio.
Etichette: sculture in rame
Se la forza è molta, il ferro non resiste. Il chiodo non regge più la parte che pesa, le cose fatte e rifatte perdono la prima forma.
Patrizia Bianchi - da la murata

Etichette: foto, ritratti di massimo sannelli
04 marzo 2008
un disegno inedito nel sito di Asmar Moosavinia, con un suo commento - grazie, sempre :
Il disegno di Patrizia Bianchi che porta in sé una dolorosa contraddizione indica tante cose nonostante il silenzio che circonda la figura. C’è una dolorosa contraddizione tra le sottili e delicate linee del corpo e quelle dense e buie linee nel centro della figura come se tutto il dolore sia riunito in un punto. Il vuoto ed il silenzio che circonda la figura aumenta questa contraddizione. Questo dolore non si diffonde in tutto lo spazio come in Van Gogh il cui dolore è presente in tutto il quadro. In Van Gogh si vede un' esplosione di dolore o movimenti epilettici che riempiono tutto lo spazio che si esplode in colori e luce che mostrano più il desiderio e la voglia del pittore per quel colore e luce che non esiste.Ma nel disegno di Patrizia Bianchi non si vede nessun esplosione del dolore anzì è un dolore riunito e nascosto nel centro o nel cuore della figura. Un dolore che si intende a nascondersi non per timidezza o debolezza ma per non distruggere lo spazio attorno anche se la figura stessa venga distrutta: È il dolore nascosto o in velo di Patrizia Bianchi e questa figura sottile e potente allo stesso tempo lo rappresenta a miglior modo.
Asmar Moosavinia
14 febbraio 2008
04 febbraio 2008
prose dalla Murata e inediti 2008, nel sito «La poesia e lo spirito» :
grazie alla Redazione e a don Fabrizio Centofanti
grazie alla Redazione e a don Fabrizio Centofanti














